Paura e dolore · 9 minuti di lettura

Paura del dentista: oggi può essere un'esperienza diversa

La paura del dentista è molto più comune di quanto si pensi, e non è un capriccio. Qui spieghiamo cosa è cambiato davvero nelle cure, cosa non ti promettiamo, e cosa facciamo concretamente perché tu possa fermarti quando vuoi.

Dillo quando prenoti

In breve, se non vuoi leggere tutto

  • Un segnale per fermarci.Alzi una mano e ci fermiamo. Sempre, senza spiegazioni dovute.
  • Sai sempre cosa accade.Spieghiamo prima di ogni passaggio, e verifichiamo che l'anestesia abbia agito.
  • I tempi li detti tu.Pause quando servono. Nessun rimprovero per quanto hai aspettato.
Il primo incontro può essere solo una conversazione →

La paura va ascoltata

Per alcune persone è una leggera agitazione prima dell'appuntamento. Per altre diventa un ostacolo così importante da portarle a rimandare i controlli per mesi o persino per anni.

Spesso, dietro questa paura, c'è il timore di sentire dolore. Possono esserci anche altri motivi: il rumore degli strumenti, la sensazione di non avere il controllo, un'esperienza negativa vissuta in passato oppure il semplice imbarazzo per le condizioni della propria bocca.

Chi ha paura non ha bisogno di sentirsi dire soltanto: «Non c'è niente da temere». Ha bisogno di essere ascoltato, informato e accompagnato con rispetto.

Il dentista dei ricordi

Molti adulti associano ancora il dentista a un'esperienza vissuta durante l'infanzia: una cura dolorosa, un'anestesia poco efficace, un professionista frettoloso o la sensazione di non poter chiedere una pausa.

Nel frattempo l'odontoiatria è cambiata. Sono migliorati gli anestetici, gli strumenti, le tecniche diagnostiche e la precisione dei trattamenti. È cresciuta anche l'attenzione verso il comfort e il coinvolgimento del paziente.

La memoria emotiva, invece, può rimanere ferma a molti anni prima. Questo non significa che la paura sia irreale: significa che può essere affrontata attraverso un'esperienza nuova.

Niente cure «senza dolore»

Parlare di «dentista senza dolore» può sembrare rassicurante, ma è una promessa troppo assoluta. Ogni persona ha una sensibilità diversa, e il tipo di trattamento o la presenza di infiammazione influenzano le sensazioni percepite.

L'obiettivo realistico è un altro: fare tutto il possibile per prevenire e controllare il dolore, ridurre l'ansia e permetterti di affrontare la cura sentendoti ascoltato.

Durante un trattamento correttamente anestetizzato non si dovrebbe avvertire dolore. È comunque possibile percepire pressione, vibrazioni o movimento: sensazioni che non indicano che l'anestesia non stia funzionando. Saperlo prima riduce l'allarme.

Durante un trattamento correttamente anestetizzato non si dovrebbe avvertire dolore. Pressione e vibrazioni, invece, sono normali: saperlo prima toglie l'allarme.

Il segnale per fermarci

Uno dei timori più frequenti è quello di non poter interrompere il trattamento. Per questo concordiamo un segnale semplice, come alzare una mano: quando lo usi, ci fermiamo e verifichiamo che cosa sta causando disagio.

Sapere di poter chiedere una pausa in qualsiasi momento restituisce una parte importante del controllo, e può ridurre notevolmente l'ansia.

Lo concordiamo prima di iniziare: di solito basta alzare una mano. Quando lo usi, ci fermiamo — sempre, senza che tu debba giustificarti.

Procedere per piccoli passi

Quando una persona ha molta paura, non è necessario fare tutto subito. Il percorso può iniziare con un colloquio, una visita e gli esami necessari; poi si stabilisce insieme come organizzare le cure, partendo dagli interventi più semplici.

Non è tempo perso: è il modo di creare le condizioni per affrontare le cure con maggiore serenità.

Rimandare rafforza la paura

Evitare il dentista offre un sollievo immediato, ma a lungo andare il rinvio fa peggiorare il problema: una condizione che avrebbe richiesto una cura semplice può trasformarsi in dolore improvviso.

Si crea così un circolo: paura, rinvio, peggioramento, urgenza, ulteriore paura. Interromperlo non significa sottoporsi subito a cure impegnative. Il primo passo può essere semplicemente un incontro per parlarne.

Contenuto informativo: non sostituisce una valutazione clinica individuale.

Il primo passo non è una cura. È una conversazione.

Due minuti al telefono. O un messaggio, se scrivere ti è più facile.